Anne-Clémence de Grolée
   
 

Babele, 2005
photomontage in situ sur acétate (détail)

 

Mobile city 2, 2005, installation
bois, lego, aluminium, classeurs de photos et table d'architecte
Maison de la Culture, Amiens © R. Chippault

 

Reflux, 2002, installation
zinc et cartes nautiques
Galleria Nuvole, Palermo © S. Scalia

 

presentazione

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Sicilia : isola a tre punte, al centro di un mare chiuso. Circondata da una recinzione quasi continua di muretti, ringhiere, cancelli dei villini molto brutti, costruiti abusivamente sul litorale, i piedi in acqua. Strade private e godimento esclusivo del lungomare. Cancellare è pure annientare. Ostruire la vista sul mare e sul cielo, impedire la contemplazione. Perdere di nuovo l’eternità.
Genius loci come prima vittima del cemento “armato” della speculazione. Interi pezzi crollano, di palazzi, di paesaggio, di memoria. Però nulla scompare totalmente: sulle macerie si ergono gli scheletri di palazzi incompiuti oppure finiscono le carcasse di macchine arrugginite. I cani vagano nelle strade senza nome. Rovine contemporanee sopra altre distruzioni. Rovina dell’anima e Trionfo della morte. Dal caos nascerà una stella?

Anne-Clémence de Grolée

L’architettura contemporanea non mira all’eternità ma al presente: un presente, tuttavia, insuperabile. Essa non anela all’eternità di un sogno di pietre, ma a un presente “sostituibile” all’infinito.(…) Ora, almeno per qualche tempo, i terreni incolti e i cantieri oltrepassano il presente da due lati. Sono spazi in attesa che, talvolta un po’ vagamente, risvegliano anche ricordi. Ridestano la tentazione del passato e del futuro. Fungono per noi da rovine. Oggi queste non sono più concepibili, non hanno più un futuro, proprio perché gli edifici non sono più costruiti per invecchiare, in conformità alla logica dell’evidenza, dell’eterno presente e del troppo-pieno.

Marc Augé
In Rovine e macerie

 





La poetica di Anne-Clémence de Grolée incrocia consapevolmente incanto e disincanto, empatia e distacco, avventura esistenziale e ricerca sul campo, diario soggettivo e inventario oggettivo, gioco combinatorio e denuncia della disarmonia.
E’ un percorso che si è andato articolando e rafforzando in questi anni di confronto con un territorio difficile quale quello siciliano, dove la modernizzazione è scomposta e senza regole e convive con sopravvivenze arcaiche. Ed è anche la vicenda dello sguardo “straniero” che da “estraneo” diventa con il tempo “straniante”, e perciò capace di individuare modelli e differenze anche attraversando gli stereotipi.
All’inizio, attorno al 1997, la Sicilia per A.C. de Grolée è principalmente la terra del mito, come in Le Radeau de la Gorgone di D. Fernandez, il luogo della metamorfosi e di segrete armonie e sensuali dissonanze, così le opere di quel periodo sono centrate sulla percezione soggettiva del corpo e delle sue mutazioni, della sua naturalità e della sua concettualizzazione. Una ricerca che culmina nel ciclo delle “sirene” sospese, nella cui pelle decorativa è cucita l’esperienza femminile tra invenzione, seduzione, minuzioso e quotidiano lavoro manuale.
Con il tempo lo sguardo trascorre dall’interiorità al contesto esterno e scopre che il paesaggio del mito è ormai solo mentale, nella realtà il paesaggio è stato brutalizzato, stravolto, alterato da una modernizzazione male intesa e sregolata. L’artista percorre a piedi le coste scrutando gli orizzonti del degrado alla ricerca delle tipologie edilizie dell’abusivismo. Un lavoro documentario che nasce dalla volontà di capire e si trasforma nelle installazioni successive in un puzzle, un gioco di conoscenza dove ciascuno può intervenire modificando le posizioni, cercando una nuova estetica che trasformi il degrado ambientale assumendolo come ormai ineliminabile dato di partenza che ha modificato la nostra percezione.

Eva di Stefano