| |
|
Villinomania2,
2008
foto Giulio Azzarello
|
|
| Mobile
city 1, 2004
|
|
Paesaggi
eccellenti, 2003-2004
|
|
|
oeuvres
L’artista francese Anne-Clémence de Grolée racconta
la Sicilia, terra d’adozione ormai da dieci anni, e, giocando
con il tema della città-cantiere aperto, riflette sull’irrazionalità
di un abusivismo edilizio dilagante. Ironizza e denuncia per spingere,
attraverso l’immediata verità delle sue immagini, ad
allungare lo sguardo verso l’orizzonte e svelare con drammatica
ironia il non-senso di un paesaggio frammentato.
La ricerca parte dall’osservazione fotografica della costa,
la cui fruizione appare disturbata da ostacoli visivi: scheletri
di case incompiute, auto bruciate, cumuli di spazzatura. Attraverso
le sue opere costruisce una silenziosa ed esplicita protesta contro
le fredde sagome in cemento che ingabbiano cielo e mare.
Le foto che compongono la striscia d’orizzonte dell’installazione
Lungomare (2005) sono state scattate dieci anni fa, quando de Grolée
è arrivata in Sicilia, e ne trasmettono ancora la limpidezza
dello sguardo. Col tempo la riflessione sul lungomare è cresciuta
e, la titanica lotta tra mare e cemento ha offerto nuovi spunti
di riflessone.
Nell’installazione del 2005 sovrappone alla vecchia linea
d’orizzonte, una serie di immagini che definisce “foto
ostacoli”: ostacoli alla contemplazione della bellezza dove
l’azzurro del mare appare volutamente intenso rispetto al
bianco e nero del paesaggio circostante.
Dalla riflessione sulla costa è passata ad indagare gli spazi
urbani. (…). La crescita improvvisa dei nuclei cittadini ha
stimolato nuove sperimentazioni artistiche basate sul movimento
ed il gioco di costruzione. In opere come Mobile City I e II il
tema della città ed il suo irrazionale sviluppo edilizio
acquistano un peso determinante. Nell’azione Mobile City I,
l’artista costruisce una città in miniatura composta
da una serie di lastre di zinco sabbiato che estrae da una valigia
d’alluminio: una città standard, prefabbricata, chiara
provocazione all’edilizia arbitraria, ai nuclei urbani che
sorgono in brevissimo tempo sconvolgendo il paesaggio preesistente.
L’aspetto ludico della città come oggetto da valigia,
come gioco di costruzione, addolcisce la durezza del messaggio insito
nell’opera, ma ne restituisce integra l’intensità.
Il gioco da costruzione diventa un nuovo strumento di ricerca per
de Grolée che, lasciando intenzionalmente incompiuti i suoi
plastici in miniatura, spinge a prendere parte alla costruzione
della sua città-giocattolo, sollecitando l’idea della
corresponsabilità. In Mobile City II dispone un modellino
su un tavolo da architetto: un grande quartiere incompiuto dove
cilindretti in legno tornito costituiscono le impalcature di questo
cantiere aperto, popolato da frammenti di pareti in lego e da una
costellazione di piccole antenne paraboliche in alluminio dipinto
di bianco. Tra gli elementi di costruzione di questa città-impalcatura
spiccano azzurre cisterne in miniatura, presenza costante nel paesaggio
edilizio siciliano ma inconsueto per un occhio straniero, come fa
notare la stessa de Grolée.
Italo Calvino nel suo libro Le città invisibili descrive
le impalcature, le armature metalliche e i ponti di legno che ingabbiano
la città di Tecla, condannata ad una costruzione senza sosta
perché non cominci la sua distruzione (Italo Calvino, Le
città invisibili, Mondadori editore, Milano 1993, p. 128).
La crisi della città che cresce informe e ripetitiva su se
stessa è l’altra faccia della distruzione dell’ambiente,
tematica su cui de Grolée insiste.
L’indagine su un tessuto urbano opprimente e tentacolare diventa
oggetto di studio dei fotomontaggi che l’artista realizza
negli ultimi anni, dove scheletri di case incompiute si intrecciano
con ruderi e con la soffocante struttura del Ficus magnolioides,
i cui rami-radici crescono mostruosamente nel terreno intorno.
L’ossessione della ripetizione si concretizza nelle villette
a schiera dei villaggi turistici, dove la monotonia del modulo sovrasta
la bellezza del paesaggio. Nello studio-laboratorio di Anne-Clémence
de Grolée, tante villette riprodotte in cartone si espandono
simmetriche attorno al Mar Mediterraneo: una grande chiazza di plastilina
azzurra su un telone trasparente.
La riflessione sull’edilizia arbitraria si apre al Mediterraneo
offrendo nuove problematiche e spunti di ricerca. A partire dal
pensiero pasoliniano Anne-Clémence de Grolée continua
a meditare sulla triste convivenza tra progresso e regresso.
Le Città arbitrarie di Anne-Clémence
de Grolée
Giulia
Ingarao, in Mezzocielo, dicembre 2006
----------
L’artiste
française Anne-C. de Grolée raconte la Sicile, sa
terre d’adoption désormais depuis une dizaine d’années
et, en jouant avec le thème de la ville-chantier ouvert,
réfléchit sur l’irrationalité d’un
abusivismo immobilier qui gagne du terrain. Elle ironise et dénonce
pour inciter, à travers la vérité immédiate
de ses images, à diriger son regard vers l’horizon
et pour dévoiler avec une ironie dramatique le non-sens d’un
paysage fragmenté.
(…)La croissance improvisée des centres urbains a stimulé
de nouvelles expérimentations artistiques basées sur
le mouvement et sur le jeu de construction. Dans des œuvres
comme Mobile City 1 et 2, le thème de la ville et son développement
immobilier irrationnel prennent un poids déterminant. Dans
l’action Mobile City 1, l’artiste construit une ville
miniature composée d’une série de plaques de
zinc sablé qu’elle extrait d’une valise en aluminium
: une ville standart, préfabriquée, clairement une
provocation à la construction arbitraire, aux centres urbains
qui surgissent en un instant bouleversant le paysage préexistant.
L’aspect ludique de la ville comme objet contenu dans une
valise, comme jeu de construction, adoucit la dureté du message
induit par l’œuvre, mais en restitue intégralement
l’intensité.
Le jeu de construction devient un nouvel instrument de recherche
pour A.C. de Grolée qui, laissant intentionnellement incomplètes
ses constructions modèle réduit, incite à prendre
part à l’édification de sa ville-jouet, tout
en suggérant l’idée d’une coresponsabilité.
Dans Mobile City 2, elle dispose une maquette sur une table d’architecte
: un grand quartier inachevé où de petits cylindres
en bois tourné constituent les échafaudages de ce
chantier ouvert, peuplé de fragments de murs en lego et d’une
constellation de petites antennes paraboliques en aluminium peint
en blanc. Parmi les éléments de construction de cette
ville-échafaudage se détachent des citernes azur en
miniature, présence constante dans le paysage construit sicilien
mais inhabituel pour un regard étranger, comme le fait remarquer
Anne-C. de Grolée.
(…) La crise de la ville qui croît, informe et répétitive,
sur elle-même est l’autre face de la destruction de
l’environnement, thème récurrent d’A.C.
de Grolée.
La recherche sur le tissu urbain oppressant et tentaculaire devient
l’objet d’étude des photomontages que l’artiste
réalise dans les dernières années, où
des squelettes de maisons inachevées s’entrecroisent
avec des ruines et avec la suffocante structure du Ficus magnolioides,
dont les branches-racines se développent monstrueusement
dans le terrain.
L’obsession de la répétition se concrétise
dans les pavillons en lotissement des villages touristiques, où
la monotonie du module détruit la beauté du paysage.(…).
La réflexion sur les constructions arbitraires s’ouvre
à la Méditerranée offrant de nouvelles problématiques
et pistes de recherche. Dans le sillage de la pensée pasolinienne,
Anne-C. de Grolée continue de méditer sur la triste
coexistence de progrès et régression.
Giulia
Ingarao,
Les Villes arbitraires d’Anne-Clémence de Grolée,
in Mezzocielo, décembre 2006
|
|